CORDEMOY: NUOVO TRATTATO DI TUTTA L' ARCHITETTURA O L' ARTE DEL COSTRUIRE

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Pubblicato per la prima volta a Parigi nel 1706, il Nouveau Traité de toute l'architecture ou l'art de Bastir dell'abate Jean-Louis de Cordemoy segna provocatoriamente un inedito punto di vista nel panorama delle teorie architettoniche del XVIII secolo. Attraverso una revisione critica agli eccessi del Barocco, considerato ultima, retorica, manifestazione pubblica dell'Ancien Régime, e in nome di una rifondazione logica della progettazione, l'opera si pone immediatamente al centro di un ampio dibattito culturale, che si protrae fino al 1713 nella polemica con Amedée François Frézier. Rivoluzionario nella sua sfida all'ortodossia vitruviana, il Nouveau Traité sviluppa la ricerca di un ideale architettonico Greco-Gotico che, nel confronto fra classico e moderno, si attualizza nella Querelle des Anciens et des Modernes sviluppatasi in Francia come ricerca di definizione per uno stile architettonico "nazionale". Precursore e ispiratore dell'estetica di Marc-Antoine Laugier, Cordemoy assoggetta l'ornamento alle leggi della bienséance (convenienza), preconizzando il moderno linguaggio funzionalista nei principi di ortogonalità delle strutture e di semplificazione delle superfici, in un rigoroso studio volumetrico che anticipa ciò che nei decenni successivi si tradurrà nella purezza stereometrica delle sperimentazioni illuministiche. Il testo ristampato nel 1714 con l'aggiunta di un'Appendice e un Dizionario dei termini di Architettura, è qui presentato nella prima traduzione in lingua italiana.

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